Pensieri d’inchiostro

di Lavinia Biagi

La fine è stata spettacolare. Non mi sarei aspettato altrimenti da un mondo che in vita aveva saputo regalare così tanto a chi aveva avuto la voglia e il tempo di apprezzarlo, a chi aveva saputo rispettarlo. Devo dire che mai mi sarei immaginato una conclusione di questo tipo; essendo questa giunta all’improvviso, mi ha trovato impreparato. Perciò me ne sto qui con le mani in mano, o per meglio dire con la penna in mano, per cercare di dare un senso a tutto quello che è successo, e mentre l’inchiostro scorre mi accorgo che non riesco a spiegarlo a parole.

   Ci provo. Tutto intorno a me si stende un mare di fumi e fuochi e la desolazione è ciò che è rimasto a farmi compagnia. Arrivato a questo punto non posso far altro che guardare indietro, ripercorrere i miei passi. Guardare oltre mi fa troppa paura e mi provoca un dolore lancinante, probabilmente perché so già che un futuro non ci sarà.  Forse avrei dovuto dirlo prima, ma non ne ho avuto il coraggio. Non potevo sopportare l’odio delle persone che non avrebbero potuto comprendere. Nemmeno io riesco a comprendere fino in fondo.

   Ora sconto la mia pena. Seduto su un masso di lava lascio scorrere i miei pensieri senza fine, e tremo e temo perché penso che finiranno per intrecciarsi con le linee tracciate dalla pena, prendendomi come preda in questa loro spaventosa rete che si divertono a creare. Il mondo sta per esalare il suo ultimo respiro, eppure continua a prendersi beffe di me. Come se non ne avesse avuto abbastanza! Alzo lo sguardo e i miei occhi vengono colmati dal più bel turbinio di colori rosati a cui mi sia mai stato dato il piacere di assistere. Mi è sempre piaciuto osservare il cielo, ma mi sto rendendo conto solo adesso che forse è la prima volta in cui lo vedo veramente. Senza veli, senza interferenze. E come potrebbero esserci, se a gravitare quaggiù sono rimasto solo io?   L’inizio della mia storia risale al principio di tutto, e da allora ho avuto modo di apprendere un numero quasi infinito di nozioni e di informazioni. Ciò di cui sono manchevole sono le emozioni.

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Sics: quando il tuo migliore amico può salvarti la vita

di Francesco Bertoli

   La Scuola Italiana Cani Salvataggio (SICS) è un’organizzazione di volontariato, dedita all’addestramento di unità cinofile per il soccorso nautico. La scuola conta 350 unità cinofile sul suolo nazionale, suddivise a loro volta in varie sezioni regionali, nella sezione di Firenze, che include anche la provincia di La Spezia, sono presenti 90 unità cinofile.

   La società venne fondata nel 1988 da Ferruccio Pilenga, attuale presidente dell’organizzazione, che ha sede a Milano. I primi addestramenti si svolsero dapprima sul Lago d’Iseo e sul Lago Moro, entrambi in provincia di Brescia.    La tecnica ideata da Pilenga ha subìto negli anni diverse modifiche, e oggi possiamo dire che il metodo educativo della SICS si basa sul rinforzo positivo, ovvero un qualsiasi stimolo, come una piccola ricompensa, che inciterà il cane a ripetere una determinata azione, al punto di renderla naturale come un gioco. Questo metodo instaura nel cane un rapporto di empatia e di fiducia verso il conduttore.

   I cani più adatti all’addestramento nautico appartengono a quelle razze considerate “acquatiche”, che sono maggiormente predisposte al nuoto per la caratteristica zampa palmata e la protezione termica della loro pelliccia, tra queste troviamo il Terranova, il Labrador, il Golden Retriever, il cane da acqua Portoghese, ma anche un meticcio può rispondere molto bene. Il cane deve pesare almeno 25 Kg, per avere una corporatura adatta al recupero di una o più persone. La formazione consiste in 2 parti fondamentali: l’addestramento a terra in cui il cane consolida il suo rapporto affettivo e fiduciario con il conduttore, impara a relazionarsi con il resto del gruppo e a lavorare in squadra, attraverso particolari esercizi di obbedienza. La seconda parte dell’addestramento si svolge in acqua, i cani, insieme ai rispettivi conduttori, simulano le diverse situazioni di salvataggio che si possono verificare nella realtà. La singola unità cinofila, detta anche binomio cane-conduttore, è indivisibile, ciò significa che il cane non può seguire l’addestramento o presidiare postazioni di soccorso con una persona differente dal suo rispettivo conduttore. Durante il presidio, che solitamente  avviene con la presenza di più unità cinofile, esiste una suddivisione dei compiti per rendere più efficace l’intervento: chi entra in acqua per raggiungere  il malcapitato, valuterà le sue  condizioni adottando poi il metodo migliore per portarlo a riva, con l’aiuto del  cane munito di un’imbracatura galleggiante; quest’ultimo sarà determinante per il risultato del salvataggio in termini di tempo durante la fase di rientro, la potenza di traino del cane è veramente notevole, stringendo fra i denti la corda del baywatch trascinerà a riva la persona in difficoltà. Chi rimane a terra ha il compito di avvisare e di coordinare i soccorsi sanitari, la Guardia Costiera e la Capitaneria di Porto con la quale nel 2015 è stato siglato l’accordo quadro che ha come obiettivo una serie di collaborazioni tra le due organizzazioni.

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