Ma quanto è difficile diventare maggiorenni?!3 min read

L’illuminismo secondo Kant, ovvero la conquista della maggiore età.

di Matilde Fantozzi

   Immanuel Kant spiegò finalmente a tutti cosa dovesse intendersi per Illuminismo in un articolo del 1784, Was ist Aufklärung, sulla rivista Berlinische Monatsschrift. In quest’articolo Kant lo definisce come la capacità di servirsi del proprio intelletto, liberandosi della sudditanza di tutori di vario genere, dunque come un atto di coraggio, ovvero del vecchio motto Sapere aude. Il filosofo prussiano è convinto che ognuno possa “illuminarsi”, e quindi conquistare autonomia intellettuale, grazie alla presenza di liberi pensatori, che non è difficile trovare in ogni tempo, e del “pubblico uso della ragione in ogni campo”. Infatti per il filosofo è necessario distinguere fra il pubblico uso della ragione e quello privato: il primo è quello che si riferisce agli studiosi nel momento in cui comunicano i risultati delle loro indagini, spesso critiche, di fronte al loro pubblico ed è il terreno della libertà, mentre il secondo è quello che ognuno fa quando riveste un ruolo civile (esattore delle tasse, sacerdote, ecc.), dove prevale il dovere.

   La conquista dell’autonomia di pensiero può avvenire, per Kant, solo in tempi lunghi (non attraverso una rivoluzione) e in un contesto in cui ad ogni generazione sia garantita la possibilità di correggere gli errori delle generazioni precedenti (ciò non può essere impedito da alcuna autorità).

   Naturalmente il filosofo è consapevole che non sta vivendo in un’età già illuminata, bensì in un’età di illuminismo, ovvero in un periodo in cui è possibile riconoscere le prime favorevoli condizioni per il raggiungimento di una metaforica “maggiore età”.

   Infine il filosofo esalta Federico II di Prussia, che, in un contesto privo di libertà politica, era stato tuttavia in grado di garantire una libertà culturale e soprattutto religiosa, la quale, sola, garantisce il rispetto della dignità di ogni essere umano. “Ragionate quanto volete e su tutto ciò che volete, solo obbedite”. Questa obbedienza sembra essere però, per Kant, solo temporanea, essa finirà quando gli uomini avranno veramente imparato l’esercizio del libero pensiero.

   Lo stile del testo è molto chiaro e l’articolo è strutturato in modo rigoroso. La sua comprensione è facilitata dai molti esempi che il filosofo riporta, soprattutto nel tentativo di definire il significato di uso privato e pubblico della ragione o nel descrivere la sudditanza di un popolo “minorenne”. Il saggio inoltre, risulta molto attuale: è vero che oggi si tende spesso a mettere in discussione l’autorità e l’opinione di tecnici e specialisti (e per Kant il processo di crescita, sia individuale che collettivo, è sempre caratterizzato da questa messa in discussione), tuttavia è anche vero che questo non ha sempre coinciso con una consapevolezza personale maggiore, ma con la diffusa abitudine di affidarsi a “falsi sapienti”: ad esempio da un’inchiesta recente oltre il 40% di italiani si affidano al web per problemi di salute o crede alle notizie più varie senza ricercare prove (fake news).

   Infine è attuale anche la considerazione della libertà come valore assoluto, che non sta alla base solo del pensiero kantiano, ma anche di tutte le costituzioni moderne dal tempo della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

Resta ancora aperta la questione se oggi finalmente abbiamo raggiunto un’età

illuminata.

   I. Kant, La pace, la ragione e la storia, ed. il Mulino, Bologna, (anno) (pp. 35-42)

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